Andrej Gjurov, primo ministro ad interim della Bulgaria, sta emergendo come uno dei principali contendenti nelle prime discussioni sulle elezioni presidenziali di novembre, in quello che potrebbe rappresentare un significativo trampolino politico dalla leadership tecnocratica alla più alta carica dello Stato. La conferma arriva da Nikolai Denkov, figura di spicco della coalizione filo-europea Continuiamo il cambiamento – Bulgaria Democratica (PP-DB).

Se nominato, Gurov si troverebbe ad affrontare la presidente in carica Iliana Yotova, che dovrebbe ricandidarsi dopo aver completato l’ultimo anno del secondo mandato ereditato in seguito alle dimissioni del suo predecessore, Rumen Radev. Yotova aveva precedentemente ricoperto il ruolo di vicepresidente di Radev prima che quest’ultimo entrasse nella politica di partito. La formazione politica di Radev, “Bulgaria Progressista”, ha ottenuto una vittoria netta alle elezioni del 19 aprile, conquistando una solida maggioranza parlamentare.

Per il momento, tuttavia, Gurov non ha ancora confermato la propria candidatura. Denkov ha sottolineato che sarebbe prematuro nominare formalmente un candidato che non ha ancora dichiarato la propria disponibilità a correre. Il primo ministro ha finora evitato di fornire una risposta chiara sulla possibilità di accettare una simile candidatura.

La Bulgaria è una Repubblica parlamentare, in cui il potere esecutivo è esercitato principalmente dal governo e il ruolo del presidente è più limitato, ma tutt’altro che puramente cerimoniale.

Il presidente dispone infatti del potere di veto sulle leggi approvate dal Parlamento, nomina i membri della Corte costituzionale e contribuisce a plasmare altre istituzioni chiave e organismi di regolazione. Il capo dello Stato interviene anche nella nomina del Procuratore generale e dei presidenti delle due corti supreme, può rinviare le candidature in tali procedure e svolge il ruolo di comandante in capo delle forze armate.

Inoltre, il presidente nomina governi ad interim nei momenti di stallo politico, scegliendo un primo ministro da un bacino costituzionalmente definito di alti funzionari. Ciò conferisce alla carica una particolare rilevanza nei periodi di instabilità, come il recente ciclo di elezioni anticipate in Bulgaria.

Chi è Andrej Gjurov

Il dibattito si inserisce in una fase più ampia di transizione politica. Gurov è entrato in carica due mesi fa come primo ministro ad interim con un mandato preciso: garantire elezioni libere ed eque, contrastare il voto di scambio e ripristinare lo Stato di diritto, in particolare per quanto riguarda la procura.

Nominato dalla presidente Yotova secondo le procedure costituzionali che richiedono la scelta di un primo ministro da un gruppo di alti funzionari, Gurov era eleggibile nel suo precedente ruolo di vice governatore della Banca nazionale bulgara. Cruciale è stato anche il fatto che fosse percepito come indipendente dalle reti politico-economiche radicate associate all’oligarca Delyan Peevski, figura centrale nella narrativa dello “Stato catturato” in Bulgaria.

Pur essendo affiliato al PP, il governo ad interim guidato da Gurov include ministri provenienti da diversi contesti politici, riflettendo un approccio più tecnocratico e orientato al lavoro di squadra piuttosto che un rigido allineamento partitico.

La sua nomina è seguita al crollo del precedente governo, avvenuto dopo proteste di massa alla fine del 2025. I manifestanti si sono mobilitati contro quello che hanno definito il “modello Borissov-Peevski”, un sistema ampiamente percepito come caratterizzato dalla commistione tra potere politico, interessi economici e sistema giudiziario.

Questo scontro si è protratto nell’attuale fase pre-elettorale. Peevski è diventato uno dei critici più vocali del governo ad interim, mettendone in discussione la neutralità e accusandolo di tentare di influenzare le istituzioni e il processo elettorale. Le tensioni sono ulteriormente aumentate dopo che Gurov ha rifiutato di sottoporre a ratifica parlamentare un documento legato alla partecipazione della Bulgaria al cosiddetto “Board of Peace”, definendo la decisione precedente come un atto personale legato a influenze oligarchiche.

In risposta, il governo ha cercato di spostare l’attenzione sulla trasparenza. I dati sul programma di investimenti comunali hanno evidenziato una concentrazione di fondi nelle regioni legate alla base politica di Peevski, rafforzando le accuse di una distribuzione delle risorse guidata da logiche politiche.

Garantire l’integrità del voto è diventato un banco di prova centrale per il governo ad interim. Il voto di scambio e il voto controllato restano problemi persistenti in Bulgaria, contribuendo all’annullamento parziale delle elezioni dell’ottobre 2024 da parte della Corte costituzionale – solo il secondo caso nella storia democratica del Paese.

Il governo Gurov ha messo in campo sforzi significativi per contrastare le manipolazioni elettorali. Nelle prime tre settimane dell’attuale campagna, le autorità hanno registrato oltre 1.460 segnalazioni di reati elettorali, avviando 409 procedimenti preliminari e circa 250 arresti. Le misure preventive hanno incluso migliaia di protocolli di avvertimento, mentre sono state sequestrate ingenti somme di denaro e prove di schemi organizzati di compravendita dei voti.

Priorità parlamentari e tensioni nella coalizione

Secondo Denkov, il prossimo parlamento dovrà affrontare due priorità immediate: l’adozione del bilancio statale 2026 e l’avvio di riforme nel sistema giudiziario.

Il bilancio dovrebbe includere misure per affrontare l’impatto economico dell’aumento dei prezzi dei carburanti legato alla crisi in Iran, oltre a più ampie pressioni inflazionistiche. Allo stesso tempo, la riforma della giustizia resta bloccata dall’incapacità di formare un nuovo Consiglio superiore della magistratura, il cui mandato è scaduto nell’ottobre 2022. Sebbene l’organo continui a funzionare, il mandato scaduto gli impedisce legalmente di procedere con nomine chiave, tra cui quella del Procuratore generale e del presidente della Corte amministrativa suprema.

All’interno della coalizione PP-DB, restano aperte importanti questioni strategiche. Denkov ha riconosciuto divergenze tra i due partiti, inclusa la possibilità che non operino come un unico gruppo parlamentare. Esponenti di Bulgaria Democratica hanno mostrato maggiore apertura a una cooperazione con Bulgaria Progressista di Radev, mentre il PP appare più cauto e concentrato principalmente sulla riforma giudiziaria.

La presidente Yotova ha già annunciato che la prima sessione del nuovo parlamento si terrà giovedì. Secondo la costituzione, conferirà il mandato per formare un governo al partito più grande, e si prevede ampiamente che Progressive Bulgaria proponga rapidamente un esecutivo.

In questo contesto, il ruolo di Gurov come primo ministro ad interim lo colloca al centro della transizione politica bulgara. La sua performance nell’organizzazione di elezioni eque e nell’affrontare problemi strutturali di governance potrebbe in ultima analisi determinare se le sue capacità di gestione gli garantiranno la candidatura presidenziale dell’opposizione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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